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Ecco perchè scegliere Web Agency Padova!

Un sito web se non è ben posizionato sui motori di ricerca difficilmente riuscirà ad attrarre nuovi visitatori e di conseguenza nuovi clienti.

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Il modo migliore per iniziare a costruire una forte presenza in G+ con tutto quello che ne consegue è interagire con profili autorevoli, tuttavia non va fatto a caso, non basta commentare e mettere +1 a casaccio, bisogna agire con intelligenza, presentandosi e facendosi vedere pertinenti  di quello che stanno parlando, entrare nel giro di chi condivide i tuoi interessi richiede impegno tempo e anche studio.

Vedere profili autorevoli significa anche studiarne il modo di fare nel campo di interesse. Certo bisogna considerare però se l’equazione tanti follower = post di successo è valida, come si è detto più volte è la conversazione la chiave di tutto, avere un sacco di persone che seguono la foto di un gattino che dorme in una scarpa non crea chi sa quale valore aggiunto.

Tuttavia in G+ le più seguite non sono solo le cose più banali o famose e qui vedremo perché:

Maurizio Ceravolo ha realizzato un’analisi per studiare quali sono i criteri di una pagina più seguita.

Ha preso in esame i 480 profili G+ italiani più seguiti e ha analizzato il coinvolgimento dei follower.

 

Per tutti i 480 sono stati presi in considerazione la lista delle persone che seguono e la lista dei loro ultimi 100 post pubblici.

A differenza di Twitter dove i più seguiti sono i vip su Google+ la maggioranza sono per lo più persone comuni evidenziando come la qualità dei contenuti su questo social influisca sulla e più della quantità.

Tuttavia insieme questi 480 seguono più di 300 mila profili, ora è impossibile che questi effettivamente seguano un così alto numero di persone e infatti lo giustifica con la solita necessità di trovare follower.

Come si concilia questa ricerca indiscriminata di follower con la qualità dei post? Come si è visto prima chi riesce a gestire bene le sue cerchie fa della qualità il perno fondante dei suoi follower anche se non si è una persona famosa, tuttavia per farlo bisogna essere degli utenti di G+ esperti, dedicarci lavoro e impegno, mentre la gran parte delle persone usa G+ in modo basico molti addirittura sono presenti senza nemmeno saperlo.

Continuando l’analisi di Maurizio Ceravolo si è cercato le categorie più numerose e seguite tra i top account e sorprendentemente è apparso quanto il web sia un mondo visivo, tra i più seguiti abbiamo infatti quelli legati al mondo telematico (web, social e tech), la categoria delle immagini e i fotografi. Tuttavia il gruppo dei fotografi è molto isolato e condivide quasi esclusivamente al suo interno, la categoria delle immagini è più interconnessa ma è il mondo telematico/web ad essere più relazionato.

Molti post però sono brevi e di pochi contenuti e gran parte delle azioni si limitano al +1, a riprova che farsi dei follower è semplice, coinvolgere una conversazione e affezionare i propri follower è molto meno semplice. Se si guarda poi l’analisi dell’autorevolezza (con G+ Author Rank) si vede che questa tendenza è confermata, poche delle persone con molti follower non per forza guadagnano in autorevolezza, un fotografo con 35mila follower riesce a coinvolgere conversazioni con utenti autorevoli o nella top 480 per via dei suoi contenuti, mentre altri utenti con più di un milione e novecento follower come Elia Locardi non è tra i più autorevoli perché non riesce a ingaggiare tanti utenti quanti il fotografo.

Ora tutta questa stima di cifre e dati per dire una cosa sola. Il contenuto conta più di ogni altra cosa, per riuscire a diventare una forte presenza bisogna sapere bene quello che si vuole, porsi degli obbiettivi e definire il proprio brand, tutto questo non disperde i contenuti. Ci vuole anche una dose di sano realismo quindi è importante definire un budget sia monetario che di energie e lavoro su quanto si vuole investire in G+, avere un piano editoriale sui propri contenuti quindi cosa pubblicare e quando e sopra ogni cosa dedicare rispetto ed affetto ai propri follower prestando sempre molta attenzione a quello che ci circonda.

Vuoi sapere di più su questo argomento? Leggi il libro scopri google plus e conquista il web da cui è tratto liberamente questo articolo.

Che la comunicazione sia l’aspetto più importante di Google Plus si è detto molte volte, è bene ora vedere quali siano gli strumenti che esso fornisce per agevolarci e fungere da megafono ai nostri contenuti.

Vorrei partire da un aspetto forse marginale ma che è l’esempio meglio riuscito della fusione tra l’ecosistema di Google e G+, ossia la gestione di You Tube.

Da ora You Tube e Google Plus si possono gestire da un unico account, tutti i video caricati sull’uno verranno rimbalzati anche sull’altro, ad esempio cliccando su un video collegato a G+ si verrà reindirizzati direttamente sulla pagina del video di You Tube, quindi anche tutto il sistema di commenti del video verrà visualizzato sia sull’uno che sull’altro, in pratica si sfrutta la capacità di visualizzazione di You Tube unita a quella di condivisione di G+.

Altro strumento di comunicazione, di sicuro il più interessante e innovativo di G+, è l’Hangout, il sistema di chat e videochat, utilissima per aziende che intendano espandere il proprio brand e semplificarsi la vita con riunioni e quant’atro ma utile anche ai singoli essendo presente praticamente ovunque su Google+, Gmail, dispositivi iOS, Andoid, ed anche come estensione di Google Chrome e permette quindi di rimanere in contatto ovunque si abbia una connessione inetenet.

L’Hangout stesso ha varie funzionalità, per citarne alcune la possibilità di registrare l’hangout video direttamente su You Tube, iniziare un Hangout con un numero telefonico (uno dei pochissimi, quasi l’unico servizio a pagamento), L’HOA l’Hangout on Air in diretta, ossia un hangout pubblico, accessibile da tutti i tuoi contatti G+ e altre opzioni di focus video e audio.

Ancora G+ da l’occasione di creare Eventi sulla propria pagina, ossia creare e organizzare occasioni per incontrarsi online o dal vivo, sulla pagina della creazione dell’evento si possono inserire video, link di siti o blog di organizzatori e affini, inserire perfino un collegamento al rivenditore di biglietti e ovviamente, quando serve, l’utilizzo di Local Serch con l’integrazione di mappe e servizi logistici come hotel, zone parcheggio, ristoranti ecc.

Un’altra potenzialità comunicativa che va oltre quelli già citati ma che a sua volta li ingloba e ne fa da collante è la Community, zone in cui è possibile avviare conversazioni su specifici argomenti, in pratica piccoli club telematici in cui condividere, conversare e conoscere. Le community possono essere pubbliche, molto utili per conoscere nuove persone che condividono lo stesso interesse (possono essere sia aperte che con adesione su approvazione di un moderatore), oppure private, molto utili per organizzare o gestire piccoli gruppi.

Tuttavia tutti questi strumenti vengono surclassati per mole di informazioni e capacità comunicative da un semplicissimo strumento: il commento.

Il commento è il cuore pulsante della comunicazione e della conversazione in un social, per cui chi scrive il post deve tenere conto dell’ascoltatore, di chi riceve il contenuto e di conseguenza stimolare il commento. Il modo migliore coinvolgere gli utenti di solito è porre direttamente domande, o mettere hashtag, ma è bene considerare anche l’opzione per detentori di siti o blog di porre la possibilità di commentare direttamente gli articoli tramite G+ (il che è piuttosto semplice basta abilitare l’opzione “utilizza i commenti di Google+” nella guida di Blogger è spiegato passo passo: support.google.com faq commenti di Google+), senza contare che un maggior numero di commenti per alcuni tipi di articoli (tutti quelli pubblici ad esempio) significa un più alto posto nella serp, la pagina dei risultati delle ricerche di Google.

Tuttavia non è tutto così semplice, anche il commento presenta un suo lato oscuro, ossia il commento negativo. Condividere un contenuto significa esporsi anche alla possibilità di commenti negativi, esattamente come in una conversazione reale, è bene non andare in crisi in questi casi ma agire con buon senso: innanzitutto mai cancellare i post negativi, è un segno di una certa immaturità, a meno che non siano insulti gratuiti o palesemente inappropriati. É bene anche evitare la tecnica dell’opossum, ossia fingersi morti!

Ad un commento negativo è bene rispondere con cortesia, a volte scusarsi se è necessario ma meglio non passarlo sotto silenzio, altro opposto da evitare è reagire con rabbia, offendere o attaccare uno dei nostri follower otterà l’effetto contrario da quello ricercato ossia allontanerà le persone dal nostro brand.

Gestire anche la crisi e il commento negativo in modo sano e cortese è di sicuro un vantaggio per tutta la comunicazione, migliora la conversazione e la conversazione stessa genera empatia, creazione di nuove idee che possono anche sfociare in collaborazioni o sostegni.

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Per cominciare a vivere il mondo di GooglePlus bisogna prima di tutto creare un account Google; anche se molti probabilmente già lo posseggono è bene parlarne per poterne sfruttare al meglio tutte le possibilità.

Con un account Google, infatti, si accede automaticamente a tutti i servizi di Google (per questo tanti si sono trovati catapultati in Google+ senza saperlo) ed è esattamente questo account che darà la prima impressione di noi in ogni contenuto che creeremo nell’ecosistema Google ed in particolare per qualsiasi azione in Google+.

Google+ ha fatto la scelta coraggiosa di cambiare il modo di interagire in rete al grido di: basta nickname!

Il minimo che si possa fare per rendere credibili i nostri contenuti è quello di presentare noi stessi senza nasconderci nell’anonimato; una conversazione tra persone mascherate risulta tutto sommato falsa.

Nome e cognome sono obbligatori, nulla vieta di aggiungere anche un nickname nella sezione dedicata, ma non può sostituire la nostra identità.

In questo clima di fiducia anche l’immagine del profilo diventa importante, mettere un’immagine buffa o “coccolosa”, pescata chi sa dove sulla rete, può certamente risultare divertente, può dire anche qualcosa di noi, ma mal si accorda con lo spirito di Google+. È, tutto sommato, meglio mettere una nostra foto, nitida e non sgranata, preferibilmente in formato 250×250. Questa immagine infatti apparirà in tutti i servizi Google che utilizzeremo e presentare noi stessi fin dall’inizio dà un senso di affidabilità e fiducia.

Certo non si deve rinunciare a mostrare i propri interessi o passioni ed è per questo che ci si può sbizzarrire sull’immagine di copertina che, al contrario dell’immagine di profilo, fa solo da sfondo alla pagina.

Scelta l’immagine si passa alla “scheda informazioni”, qui verrà chiesto di presentarsi: storia, lavoro, persone che ti seguono e siti o blog gestiti, luoghi in cui si è vissuto ecc. Anche qui come in un Curriculum (e restando in tema con lo spirito di Google+) l’onesta e la semplicità pagano sempre.

Bene, chiusa questa piccola parte di galateo telematico guardiamo altre due importanti funzioni offerte dall’account.

La prima è l’Hovercard, un mini biglietto da visita digitale che accompagna l’immagine di profilo ovunque.

Se qualcuno che non ti conosce vede dei tuoi contenuti che apprezza, la prima cosa che farà sarà controllare la tua Hovercard e se la tua immagine di profilo con la tua mini descrizione saranno piaciute potrà aggiungerti alle sue cerchie senza necessariamente passare per il tuo profilo.

L’Hovercard mostra assieme al nome e cognome, l’immancabile immagine di copertina (molto importante l’uso di un’immagine efficace per promuovere il proprio brand), la tua breve descrizone, il titolo occupazionale, il titolo di studio e la posizione geografica.

La seconda è l’Authorship, uno degli elementi più importanti di Google+, ossia una specie di certificazione d’autore che ti permette di proteggere i tuoi contenuti da copie e plagi.

L’Authorship apre ad un’altra funzionalità correlata di Google ossia l’Author Rank: conoscendo con l’Autorship ciò che pubblichi Google assegna un valore ai tuoi contenuti, in base ad affidabilità, pertinenza e popolarità, che andrà poi ad influire sulla posizione in cui i contenuti stessi appariranno sulla pagina del motore di ricerca.

E tutto questo è solo l’inizio, l’anticamera di ciò che può offrire Google+.

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Le cerchie sono il punto in cui gira tutto l’aspetto social di Google+, ossia la condivisione di informazioni e conversazioni.

Istintivamente verrebbe da paragonarle alle amicizie in facebook; nulla di più sbagliato! Le cerchie sono molto più simili alle cartelle in cui si organizzano i vari file sul computer, solo che i file sono i nostri contatti che vengono catalogati in base al tipo di informazioni che vogliamo condividere con loro (ad esempio ci sarà la cerchia amici calcetto, team lavoro, vacanze ecc…).

Le cerchie sono uno dei maggiori garanti della privacy in G+ poiché consentono di far visualizzare alle persone che si vuole i contenuti che si vuole ed escludere quelli che non si vuol far vedere (non solo permettono di selezionare il targhet di lettori ma anche di commentatori), sono un modo estremamente mirato di comunicazione social.

Altra grande differenza con gli amici di facebook è il fatto che non occorre alcuna autorizzazione per seguire le persone interessate. Inserire qualcuno in una cerchia indica soltanto che io sono interessato ai suoi contenuti.

L’inserito visualizza una notifica che segnala il suo essere stato aggiunto in una cerchia e questo può creare delle situazioni di imbarazzo non esistendo un galateo telematico: è bene ricambiare il favore e inserire nelle mie cerchie chi mi ha inserito nelle sue?

A questa domanda non c’è risposta e ciascuno è libero di seguire la sua coscienza, certo è che se qualcuno ha dimostrato interesse verso i propri contenuti forse questa persona merita a sua volta attenzione.

Inserire contatti nelle cerchie è una cosa semplicissima, lo si può fare direttamente dalla pagina del profilo della persona interessata, o in qualsiasi posizione questa appaia in G+, è semplice anche trovare i contatti questi vengono direttamente caricati dai contatti Gmail e possono anche essere importati da account Yahoo! e Hotmail.

Come aggiungere è facile, il difficile è capire chi aggiungere: per questo si può partire da persone che già si conosce o che si frequenta in altri canali (come  quando ad una festa si cercano subito i volti amici), ci sono poi i suggerimenti dello stesso Google+ ed esistono addirittura dei tool per trovare persone che possono interessare, basti citare CircleCount e GplusData che mostrano gli utenti papabili per essere inseriti in una cerchia in base a follower ed interessi.

Ecco ora alcuni trucchetti e qualche tool per gestire al meglio le proprie cerchie.

Innanzitutto essere ordinati aiuta, tenere tra le prime quattro visualizzate quelle che maggiormente si frequentano e aiuta anche tenerle costantemente aggiornate.

Capita poi, come si è detto prima, che non tutte le persone aggiunte a una cerchia ricambino il favore. Nel caso in cui si sia veramente interessati che questa persona così riottosa segua i nostri contenuti si può ricorre ad un vecchio trucco usato spesso su Twitter, ossia togliere e riaggiungere questa alle cerchie. Così facendo riceverà più volte la notifica del suo inserimento facendo si che questo aumenti le possibilità che ci noti.

Si badi che questa sia un’estrema ratio, un trucchetto da usare con parsimonia anche perché come lo stesso regolamento di G+ dice: “se aggiungi un numero elevato di persone o pagine alle tue cerchie nell’arco di ventiquattr’ore, il nostro sistema ti impedirà temporaneamente di operare ulteriori aggiunte…potresti subire lo stesso tipo di conseguenza se rimescoli troppo le attuali adesioni alle varie cerchie. Puoi arrivare a superare questo tipo di limite se togli e rimetti continuamente le persone nelle varie cerchie”.

Si è visto prima anche che esistono dei tool per trovare persone che potrebbero interessarti, ebbene esistono anche dei tool per trovare persone a cui potresti interessare e sono visibili in basso a destra su ogni post come i tasti “vedi attività” e “visualizza eco”.

Vedi attività ti permette di vedere tutte le azioni compiute su un post dagli utenti (+1, commenti, condivisioni), facendo si di poter aggiungere le persone che più hanno interagito (quindi più interessati ai contenuti)in una cerchia apposita.

Visualizza eco invece mostra le persone che hanno influito maggiormente nella diffusione di un tuo post condividendolo.

Ultima chicca sulla gestione delle cerchie è che queste si possono condividere aumentando di molto il numero di follower, ad esempio posso condividere la cerchia famiglia con altri membri della famiglia o ”lavoro” con altri colleghi e così via; in questo modo si aggiungeranno i follower sia propri che delle persone condivise.

Le cerchie è quindi saperle ben sfruttare e aggiornare di continuo perché sono il pilastro attorno a cui ruota l’equilibrio sociale di G+

Perché un sito, il vostro sito web, detiene quel preciso posizionamento nel motore di ricerca? Perché siete relegati alla seconda o terza pagina? È una questione di indicizzazione.

Per prevedere e applicare al vostro sito, un adeguato posizionamento nel web, è necessario rivolgersi a degli esperti del settore, a una web agency. Attraverso tecniche, strategie e conoscenze, siamo in grado di offrirvi nel web un ottimo posizionamento del sito e nel concreto un rientro in termini di pubblicità, di clientela e di guadagno .

Si tratta in definitiva di mettere appunto tutti i fattori che favoriscono o limitano il posizionamento del vostro sito web. Primo tra tutti c’è il codice HTML: questo particolare linguaggio, scritto rispettando la semantica dei contenuti, è la struttura su cui è fondato il portale (immagini, applicazioni, video, ecc …) ed è ciò a cui guarda il motore di ricerca: tanto più è leggera la dimensione delle pagine tanto meno complicato sarà indicizzare il sito web. Una volta costruito il portale si passa al posizionamento vero e proprio attraverso l’indicizzazione (l’archiviazione che il motore di ricerca applica ai contenuti del portale).

Ma perché rivolgersi a una web agency se tutte le informazioni utili al posizionamento di un sito sono comunque reperibili nel web? La risposta è nella competenza. Molte delle regole dei motori di ricerca sono in continua evoluzione mentre alcuni principi basilari restano quasi sempre invariati (titoli, descrizioni delle pagine, parole chiave e contenuti sviluppati, testi dei link, ecc …).

Per indicizzare il sito web, in prima istanza, si utilizzano dei link che inseriti in una pagina già indicizzata nel motore di ricerca e quindi già conosciuta, possano reindirizzare l’utente verso il portale web che stiamo promuovendo in quel momento. È utilissimo anche usare il Feed RSS ovvero un formato che restituisce in rete il contenuto appena generato affinché sorpassi quelli diventati già obsoleti: è proprio per la precisa volontà del nuovo che è utile aggiornare continuamente il sito web per un più alto posizionamento nei risultati dei motori di ricerca. E’ fondamentale che i contenuti del portale siano del tutto originali e non copiati (pena l’esclusione o la relegazione del nostro sito tra gli omessi) e che l’URL non sia già presente in rete.

L’indicizzazione del sito web e il suo corretto posizionamento in Internet sono fattori importanti di promozione perché senza una strategia univoca negli intenti è inutile avere un sito web

Il posizionamento ai vertici di un determinato motore di ricerca è la miglior vetrina che possiate avere perché vi consentirà di farvi conoscere da un bacino d’utenza realmente interessato ai contenuti del portale e quindi a voi e a ciò che sponsorizzate.

Cosa aspettate? La pubblicità è importante a qualsiasi livello e lo è ancor di più se lo fate attraverso Internet, attraverso un canale privilegiato di contatto globale. Farvelo realizzare da chi lo fa per passione e per professione è un must necessario per chi vuole essere al top.

Quali meccanismi intervengono nel posizionamento di un sito web? Perché alcuni siti web hanno un posizionamento basso nei motori di ricerca?

A chiunque è capitato almeno una volta di farsi delle domande, anche ingenuamente, sul funzionamento della rete e sui meccanismi- causa del posizionamento di un certo sito web trovato nel motore di ricerca.

Struttura del sito (grafica accattivante e semplicità di navigazione), parole chiave congeniali allo sviluppo del contenuto, visibilità on line: questi alcuni dei meccanismi responsabili del posizionamento di un sito nel web.

Tuttavia l’aspetto di cui ci si cura di più nella realizzazione di un portale è quello relativo alla scelta delle parole chiave. Le keywords sono appunto la chiave d’ingresso degli utenti al sito: più quei termini saranno digitati nelle ricerche degli utenti, più alto sarà il posizionamento del sito web nel motore di ricerca.

È chiaro che la scelta delle parole chiave da utilizzare nel portale deve essere oculata e sensata. È da come si intende sviluppare il contenuto che prende il via la predilezione per certi vocaboli piuttosto che per altri: la giusta scelta consente di pubblicizzare o di veicolare una determinata azienda, un prodotto specifico o un certo messaggio promozionale.

È presto detto: più alto sarà nel web il posizionamento di un sito e più utenti visiteranno il portale, il vostro portale.

È necessario quindi che a svolgere questa ricerca e a costruire in termini tecnici il sito sia qualcuno esperto del settore. Ma perché accontentarsi di un solo professionista quando si ha la possibilità di avere a disposizione un team composto da tecnici e da creativi ovvero una web agency? Più menti, più professionalità e diversa esperienzialità faranno del sito web creato da noi un portale straordinariamente originale. Originale non solo nella struttura e nella grafica ma anche nei contenuti e nella semplicità di navigazione. La semplicità è uno dei fattori tenuto in forte considerazione durante la fase di costruzione del sito: più il portale è agevolmente visitabile, più sarà facile il posizionamento di quel sito web ai vertici del motore di ricerca.

La nostra agenzia conosce perfettamente i rischi che corre il cattivo posizionamento di un sito web: spreco di tempo, di denaro e nessun apporto finanziario per il cliente.

Solo con noi potrete entrare in contatto con veri esperti del settore e con persone creative assolutamente preparate su tutto ciò che è vitale per offrirvi un servizio impeccabile sotto tutti i punti di vista, compreso quello del valido posizionamento del sito web all’interno dei motori di ricerca.

Attraverso la nostra competenza e consulenza personalizzata siamo in grado di fornire risposte alle vostre innumerevoli domande, di offrirvi una vasta gamma di possibili soluzioni a ogni tipo di problema o di esigenza.

Professionalità, cura e monitoraggio. È questo che dovete volere per il vostro sito. Quanti possono offrirvi la nostra stessa professionalità e la nostra stessa chiarezza?

Non esitate a chiamarci o a chiederci informazioni tramite il nostro modulo on line. Contattateci per un preventivo gratuito. Saremo a vostra completa disposizione.

Jonathan Borofsky
Fiducia e sicurezza sono 2 tra i valori più importanti nel trattare con fornitori e clienti. Non servono ricerche di mercato per dimostrarlo, eppure ne sono state fatte centinaia di migliaia. Tutte fatte per convalidare ciò che il senso comune già conosce e quindi che nei rapporti commerciali la fiducia e la sicurezza sono di vitale importanza.

Fiducia e sicurezza non solo sono caratteristiche che teniamo in considerazione per trattare con i nostri interlocutori abituali bensì sono valori che pretendiamo e ricerchiamo quando abbiamo a che fare con nuovi soggetti. Per questo motivo se spendi parte del tuo tempo a ricercare clienti conoscerai anche tecniche di persuasione o PNL per facilitare il rapport e per aumentare il senso di fiducia.

Tuttavia questo tipo di persuasione non è l’argomento di questo articolo. Oggi parliamo di marketing e di come ci suggerisce di fare un noto Guru mondiale di Marketing.

Il suo nome? Seth Godin.

Non mi dilungherò molto.. ma ci tengo a dirti che il signor Godin ha scritto 14 libri che sono stati tradotti in oltre 30 lingue e tutti sono diventati dei bestseller. Come imprenditore ha fondato decine di aziende alcune di enorme successo come squidoo.com che è posizionata nei primi 125 siti del mercato americano. Continue reading “Fiducia, quanto importante è per i tuoi clienti?” »

Che tu sia una azienda affermata o che tu sia una nuova start up con tanti sogni nel cassetto, non fa differenza. In entrambi i casi avrai necessità di riuscire a pianificare delle entrate fisse in modo da poter garantire la prosperità della tua azienda e dei tuoi dipendenti.

Le aziende di servizi, così pure le aziende di prodotti possono farsi conoscere nel mercato attraverso diversi canali e attraverso una opportuna strategia di marketing.

Ma cos’è il marketing?

Nella definizione di Philip Kotler, ritenuto la maggiore autorità mondiale in materia di marketing e il “IV guru del management” di tutti i tempi dal Financial Times

il marketing è un processo sociale mediante il quale una persona o un gruppo ottiene ciò che  costituisce oggetto dei propri bisogni e desideri creando e scambiando prodotti e valori con altri

Nella sua definizione Kotler, pone il marketing con funzionalità sociale oltre che organizzativa e mette le basi per farci capire che il sistema richiede un bisogno, dei desideri, una domanda e dei prodotti/servizi.

Nella tua pianificazione aziendale avrai (mi auguro) definito la tua mission. La pianificazione del marketing deve quindi concretizzare la mission permettendo confronto con il mercato e i consumatori.

 

La pianificazione strategica di marketing

Sono 5 le fasi che scandiscono una strategia di marketing.

NB che ognuna di queste fasi si completa con la produzione di indicazioni per la fase successiva.

La fase di analisi serve per capire il contesto in cui opera l’azienda e si suddivide in analisi interna ed esterna. I dati raccolti confluiscono poi in un grafico che permette di definire i punti di forza e debolezza del proprio business. Tale grafico è chiamato SWOT analysis.

Nell’ambito degli obiettivi strategici aziendali, la funzione del marketing deve definire i propri obiettivi.

Se l’azienda decide che l’obiettivo strategico è quello di aumentare il fatturato, il marketing, dopo l’analisi di diverse possibilità, deve indicare la modalità migliore, per esempio cominciare a vendere in un nuovo paese, o rivolgersi a una nuova categoria di clienti.

Poiché i clienti hanno molto spesso una percezione dei bisogni differenti, è opportuno concentrarsi su specifiche fasce di clienti alla volta. Questa procedura permette di massimizzare gli sforzi dell’azione del marketing aumentando la possibilità di conversione dei clienti.

Per fare ciò è quindi necessario segmentare gli utenti. La segmentazione è quel processo che ci permette di suddividere il mercato di un prodotto in più parti tra di loro simili.

Generalmente si utilizzano i seguenti parametri per la segmentazione:

Per scegliere il segmento più adatto e più conveniente su cui operare è necessario analizzare i segmenti potenzialmente interessanti, in base alle seguenti caratteristiche:

La scelta del segmento indica anche lo spazio d’azione dell’azienda e quindi il gruppo di consumatori (target Market) a cui rivolgere le azioni del marketing mix.

Talvolta lo spazio può essere molto piccolo ma estremamente interessante. In questi casi si parla di scelta di nicchia.

La definizione della strategia di marketing si concretizza nell’individuazione delle azioni e comportamenti utili al conseguimento degli obiettivi di mercato che si concretizzano nella definizione del marketing mix.

Il marketing mix, è la combinazione ottimale delle leve di marketing finalizzata al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Le quattro P del marketing mix

Le 4 P del marketing mix sono:

Il marketing mix richiede una valutazione e un dosaggio corretto e l’offerta dell’impresa deve essere percepita unitaria senza contraddizioni e dissonanze.

 

Ora che abbiamo introdotto il marketing e spiegato l’utilità e i modelli di approccio soffermiamoci su 2 ultimi aspetti:

Le nuove frontiere del marketing

Sulla base di indagini, studi, analisi, ricerche indaga ed interpreta le esigenze dei consumatori ne individua le tendenze, ne studia l’evoluzione e mette a punto le strategie per realizzare, conquistare e accrescere vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti.

Poiché le richieste e i desideri dei consumatori si evolvono, anche il marketing deve adeguarsi con le nuove tendenze. Attualmente queste tendenze riguardano il marketing relazionale e il marketing esperienziale.

Il marketing relazionale

Consiste nell’idea che l’azienda possa raggiungere i suoi obiettivi di crescita e di sviluppo solo costruendo una solida relazione con i suoi clienti.

Oggigiorno le aziende devono affrontare una duplice sfida: maggiore concorrenza e mercato di riferimento più esigente. Poiché l’obiettivo ultimo resta quello di vendere i propri prodotti, lo strumento su cui investire è la marca.

La marca rappresenta il vero patrimonio dell’azienda, quindi investire nell’accrescimento di tale valore significa porre le basi per una relazione fidelizzata e duratura con i clienti.

Costruire una marca significa utilizzare pubblicità, packaging, promozioni, eventi, sponsorizzazioni, comunicazione istituzionale e ogni altro strumento che il marketing può offrire.

 

Il marketing esperenziale

Il marketing esperenziale riguarda un approccio polisensuale all’atto di acquisto, che deve stimolare, soddisfare più sensi contemporaneamente offrendo un’esperienza coinvolgente e gratificante.

Bernd Schmitt, professore alla Columbia University è il padre del marketing esperenziale e lo definisce come il risalto dell’esperienza del consumo più che al prodotto in se.

 

Il sistema informativo aziendale

Con il sistema informativo aziendale concludiamo questo modulo informativo.

Il sistema informativo aziendale è la fase di controllo della strategia di marketing aziendale ed è costituito da persone, procedure, strutture  e strumenti che gestiscono le azioni importanti che dettano le scelte aziendali.

Nell’era dell’informazione che stiamo vivendo, il vero problema non è reperire le informazioni piuttosto quello di riuscire a selezionare quelle qualitativamente considerevoli e elaborarle per produrre risposte nei limiti di tempo, denaro, intelligibilità

Il sistema della rilevazione di informazioni si basa su rilevazioni interne quali ciclo ordine, spedizione, fatturazione, sulle vendite e sulla clientela, sui costi che possono essere di produzione, di vendita e di commercializzazione, sui prezzi e sui risultati economici.

Moltissime di queste informazione possono essere tracciate ed elaborate con appositi software denominati CRM.

Il marketing intelligence o  sistema delle rilevazioni esterne, è l’insieme delle fonti che forniscono dati sul contesto di riferimento dell’azienda. La modalità di reperimento delle informazioni possono essere catalogate secondo 2 categorie:

Infine le ricerche di marketing, costituiscono il terzo tassello degli strumenti del sistema informativo.

Una corretta strategia di marketing deve tenere in considerazione gli elementi, gli strumenti e gli attori di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Per quanto riguarda le ricerche di mercato si tratta di uno strumento che può rispondere a molti interrogativi aziendali e si dividono in 2 macrocategorie.

Le ricerche di mercato quantitative che approcciano con un sistema statistico e che riguardano il passato e il presente ed hanno come utilità il controllo di fatti avvenuti e le ricerche qualitative basate su metodologie della psicologia e della sociologia che servono per capire le motivazioni, gli atteggiamenti. Si tratta di analisi soggettive molto utili al fine di sviluppare nuove idee.

 

Conclusioni

In questo articolo tratto dal libro “Tecnica Pubblicitaria” di Lorena Patacchini, abbiamo definito il marketing spiegandone l’utilità e la formulazione di una strategia di marketing aziendale.

Il marketing è uno strumento strategico che permette di pianificare delle strategie per conseguire gli obiettivi aziendali e in seguito di misurare i risultati ottenuti dalle azioni intraprese sulla base dello studio e dell’analisi dei dati raccolti.

Recentemente ho parlato di webmarketing sul sito webenjoy.net e precisamente di inbound e out bound marketing e di email marketing.

In quegli articoli ho approfondito il significato di inbound marketing e di outbound marketing e spiegato come scegliere un software di email marketing in modo da rimanere soddisfatti e felici a lungo.

In ottica di marketing, si intendono i sistemi di inbound marketing delle strategie atte per cui si spingono gli utenti a cercarci piuttosto che andare a bussare in prima persona da utenti sconosciuti che non hanno richiesto i nostri servizi.

Sebbene sia semplice (quasi per tutti) constatare e arrivare a capire che un sistema inbound sia molto più vantaggioso di un sistema outbound, in determinati periodi di mercato o momenti storici è opportuno utilizzare i più agressivi strumenti outbound.

Recentemente ho fatto un test con uno dei tanti spammer che ci sono in rete e che ha recuperato il mio indirizzo email chissà dove..

L’offerta millantava l’invio di migliaia di email ad un costo irrisorio, pertanto, dopo essermi assicurato che lui avesse il diritto di poter inviare le comunicazioni ai suoi utenti, ho preparato una landing page che offriva 3 ebook in regalo sul sito Ecletticamente.

Il risultato è stato decisamente deludente, è di fatto ogni click è arrivato a costare circa 50 centesimi e nessuna conversione è stata realizzata.

Il nostro amico web marketer di “su-cesso” si è difeso dicendomi “Beh ma cosa ti lamenti è costato come un click su Google Adwords”.

Una risposta di questo tipo è più che giustificabile da parte di un cliente, ma non da parte di un operatore di web marketing. In quella risposta si capisce che al nostro amico non è chiara la differenza tra un sistema di strategia inbound e uno outbound e del potere di conversione del primo rispetto a quello del secondo.

Infatti, se avessi fatto pubblicità su adwords per promuovere ebook gratis, le persone che avrebbero cliccato l’annuncio avrebbero sicuramente dimostrato maggiore interesse nella campagna marketing realizzata.

Ritornando alla nostra definizione, per intenderci possiamo considerare uno strumento outbound la telefonata fatta dal calcenter verso ignoti, il volantinaggio, il porta a porta o le email mandate e sparate nel mucchio etc.

Questi strumenti hanno una conversione bassa perché purtroppo disperdono parte delle energie di sviluppo verso un target non interessato ai nostri prodotti e servizi. Ad ogni modo, attraverso una opportuna segmentazione, e quindi attraverso un po’ di ricerca marketing è possibile scegliere tra la massa, un target leggermente più specifico e quindi ottenere risultati migliori in termini di conversioni.